Harley Davidson wla 750

Categoria:archivio moto

Anno: 1942
Prezzo: Venduta
Documenti: Da Passaggio,FMI
Condizioni veicolo: Restaurato
bretti
Siamo nel 1942, in piena guerra mondiale, e l’America era alla disperata ricerca di veicoli affidabili, di veicoli agili e veloci per gli approvvigionamenti al fronte. Non potendo “giocare in casa” era fondamentale avere a disposizione dei veicoli non troppo pesanti. La WLA venne realizzata sotto la diretta supervisione di William Harley, che intendeva vincere la sua “guerra” personale con la Indian nelle forniture all’esercito. I suoi utilizzi furono molteplici: dalle ricognizioni rapide alle incursioni, come staffetta, come approvvigionamento rapido, ecc… La grande caratteristica che fece vincere a William la gara per la fornitura bellica fu l’affidabilità, una peculiarità che è sempre stata un punto di forza in casa Harley. La WLA deriva da un modello per uso civile denominato D, il primo equipaggiato con il motore Flathead a valvole laterali, nato per contrastare la concorrenza della Indian. Nel 1937 la D verrà rinominata W la cui gamma comprendeva anche la WL (la L identifica il motore con rapporto di compressione maggiore), la WLD (altissimo rapporto di compressione), la WS (sidecar) e la WLDR (modello da competizione). Proprio dalla WL civile derivava la WLA la cui “A” sta per Army, esercito. Dalla WLA è stata creata un’ulteriore variante per gli eserciti russi e canadesi, la WLC. Rispetto alla versione civile, la WLA presentava alcune differenze: per evitare riflessi potenzialmente fatali per i soldati, vennero rimosse tutte le cromature e utilizzarono una verniciatura denominata “Olive Drab”. Opaca, economica e più sicura rispetto agli scintillii delle cromature. Per proteggere il motore venne installata una piastra protettiva sotto al telaio, consentendo così alle moto di scivolare sugli ostacoli senza distruggere il prezioso motore. Il serbatoio venne diviso in due; a sinistra 11 litri di benzina, a destra 3,5 di olio. Telaio, manubrio e portapacchi vennero rinforzati per garantire una maggiore resistenza. Il faro, troppo appariscente nella versione civile, venne spostato più in basso appena sopra al parafango anteriore. Questo riduceva la portata del faro, è vero, ma al tempo stesso risultava utile per non farsi notare dai nemici. Per rendere un pochino più “off road” e versatili le WLA, Harley decise di cambiare dei parafanghi di serie con altri più sottili ai fianchi allo scopo di aumentare lo scarico del fango in fuoristrada. Paragambe, portapacchi posteriore, borse laterali e cassette di munizioni (fatte apposta per il mitra Thompson, altra leggenda americana) completano la lista degli optional della WLA trasformando una Harley in un mito bellico a due ruote. Il motore, come dicevo prima, era il Flathead da 740 cc, a valvole laterali, con teste in lega leggera e cilindri in ghisa. Era completo, semplice da mantenere, molto affidabile e resistente. Il classico mulo instancabile. Consumava pochissimo, quasi quanto il motore di una macchina moderna (15 km con un litro), ma era troppo poco potente per le necessità dei soldati e verso la fine della guerra venne sostituito da un motore più potente da 1200cc. La particolarità più evidente della WLA era il cambio. La frizione era “a bilanciere” ed era posizionata sulla sinistra: premendo il pedale anteriore si innestava la frizione mentre premendo quello posteriore la si disinnestava per inserire la marcia. La leva del cambio era posta sulla sinistra del serbatoio. Non era certamente un cambio fulmineo e facilissimo da usare, ma era affidabile, resistente e molto facile da riparare in caso di malfunzionamento. Una caratteristica fondamentale in tempi di guerra. Proprio per questo William Harley decise di creare un corso di quattro settimane per i meccanici dell’esercito per insegnare nei minimi particolari il funzionamento e la manutenzione della moto. Potremmo quasi definirlo il primo “servizio di assistenza” nella storia delle due ruote. Fu una moto straordinaria, vennero prodotte oltre 78000 esemplari per il conflitto mondiale e vennero costruiti ricambi sufficienti per poterne costruire altre 30000. Terminata la seconda guerra mondiale il nome di Harley Davidson riecheggiava come un mito, una leggenda. In Italia erano le moto della speranza, le moto della liberazione. Divenne una star del cinema insieme al grande Alberto Sordi nel film “Un americano a Roma” del 1954, tre anni dopo il termine del suo onorato servizio.



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